Che cos'è la Pictura?

Si sa come succede, si va sempre di corsa e quando ti serve un nome da dare a qualcosa dici:
- Per il momento la chiamo così, poi gli troverò un nome migliore.
Poi arriva il tempo che il tempo non c’è più e il nome resta quello lì, quello dell’inizio, quello che più banale non si può: PICTURA. * Appunto!
Comunque mi consolo, altre volte mi è andata peggio.
Bene, che cos’è dunque per me la Pictura?
Beh, se siete su questo sito, sapete che sono un vecchio fotografo che per campare ha realizzato immagini e scritto testi per aiutare i clienti a vendere meglio i loro prodotti. In questa mia professione ho potuto constatare ben presto quanto è vero che le persone non comprano quasi mai il prodotto, ma le emozioni che quel prodotto gli dà, anche quando si tratta di una serie di punte per il trapano. L’immagine e il testo associati al prodotto, se il creativo ci ha saputo fare, hanno una potenza evocativa tale che tu te le compri anche se il trapano non ce l’hai!
Lo so, non è una grande scoperta.
Mi direte che si sa che a tutti piace sognare ed emozionarsi. Certo, ma allora… allora perchè non lo facciamo senza metterci di mezzo nessun prodotto. È molto più bello, più diretto, più divertente.
- Quando andrò in pensione – dicevo – voglio divertirmi così finchè potrò, voglio riuscire a trasmettere le emozioni più belle e raccontare i miei sogni con le immagini, magari arricchite da qualche parola.
L’età è arrivata, la pensione purtroppo no, ma che importa, una cosa così non la potevo più rinviare.
Pensate, ho una Nikon e un Mac e ci sono dei giorni che sono davvero convinto che nella vita non c’è bisogno d’altro.
In quarant’anni ho scattato un sacco di foto e me le sono tenute tutte. Non perchè fossero belle, anzi, molte sono proprio brutte, e alle più belle, per i miei occhi, manca sempre qualcosa o c’è qualcosa di troppo.
Le ho tenute perchè in ogni fotografia c’è sempre qualcosa di bello, e ho sempre creduto che un giorno avrei potuto farci qualcosa. Per esempio, quella foto della Torretta è bella, ma mi ci manca un segno di vita, una presenza umana. In cielo ci vorrei vedere dei gabbiani. Oppure, quella di Porta San Giuliano. Ci sono troppe automobili, transenne per lavori in corso, il muretto e le colonne in marmo del parapetto sono rotti e sporchi e l’isola dei contenitori d’immondizia danneggia l’inquadratura in maniera irreparabile.
Irreparabile? Ohibò!
Questa è una parola che da più di vent’anni nel vocabolario di Photoshop non esiste più. Basta avere, appunto, una macchina fotografica, un computer e l’immagine che vuoi chiara in testa e voilà, il gioco è fatto! Un bel volo di gabbiani? Qui da noi è una foto che puoi fare in qulsiasi bella giornata, e poi da una vecchia foto fatta in piazza in un dì di mercato mi scontorno due bei fidanzatini di spalle che, mano nella mano, si stavano voltando e guardavano sorridenti verso me. Questi li metterò sul marciapiede sotto la Torretta. E poi, ancora scartabellando, trovo Laura in bicicletta, ah, perfetta! Questa la metto sulla foto di porta San Giuliano, dove cancellerò le macchine parcheggiate e ricostruirò il muretto e il parapetto clonando le poche colonnette di marmo e i mattoni decenti rimasti.
Alla fine, quando la censura dell’autocritica e del buon gusto tace, quando volumi, prospettive, movimenti e cromatismi soddisfano gli occhi arrossati, arriva il tocco magico dell’intelligenza artificiale, che ti trasforma tutto ciò che hai composto in una magnifica pittura, anzi “Pictura”
Posso scegliere la tecnica che voglio, lo stile, il pennello e anche il tipo di setola e in pochi secondi ho davanti agli occhi quell’immagine che prima vedevo solo nella mia mente.
Ora la posso addirittura migliorare, metterci anche una cornice, stampare, appendere a un muro e mettermi a guardare gli occhi di chi la guarda. A volte confesso, ci resto un po’ male, ma a volte non so descrivere cosa provo.
Ho trovato questa metafora per cercare di spiegare:
La mia pictura è un “ripetitore” delle mie emozioni.
Chi si “sintonizza” e ne trae una bella sensazione, sappia che mi sta regalando Felicità.

You know how it goes, we are always in a hurry and when you need a name for something you just say:
-For the moment, I’ll call it like this, then I’ll find a better name.
And then a time comes when time is gone and the name remains the initial one, a name that couldn’t be more clichéd.
PICTURA, indeed!
However, I console myself… other times it went worse.
Well, what does PICTURA mean to me?
If you are on this site, you know that I am a veteran photographer who, for a living, creates images and texts to help customers sell their products more easily. By doing this job I soon noticed that people hardly ever buy the product – they buy the emotions that the product gives them instead. Even when it comes to a set of drill bits: the image and the text linked to the product, if the creative artist was good at it, have such an evocative power that you’ll buy them even if you don’t have a drill!
I know this is not a revelation. You’ll tell me that everyone likes to dream and to get excited. Of course, but then why don’t we do it without interposing any product? It’s much more beautiful, more direct, more fun.
I used to say, “When I retire, I want to have fun with this stuff for as long as I can. I want to be able to convey the finer emotions and narrate my dreams with images, perhaps enhanced by a few words.
The age has come, not the pension, but it doesn’t matter. I could no longer put such thing off.
Just think about this: I’ve got a Nikon and a Mac, and there are days when I’m truly convinced that you don’t need anything else in life.
For forty years I’ve been shooting a lot of pictures and I’ve kept them all with me. Not because they were beautiful – in fact many of them are quite awful and in the best ones there’s always something missing or in excess. I’ve kept them all because in each photograph there’s something nice, and I always believed one day I could make something out of it. For instance, that Torretta picture is nice, but it lacks a sign of life, a human presence: in the sky I’d like to see seagulls. Or take the one with Porta San Giuliano: too many cars, work-in-progress barriers, the low wall and the marble columns of the parapet are broken and dirty, and the garbage bins’ area spoils the frame irreparably.
Irreparably? Bah!
This is a word that hasn’t existed in the Photoshop vocabulary for more than twenty years. You just need a camera, a computer and the image you want to obtain clear in your head, and voila, the work is done!
Want a nice flight of seagulls? Here it’s the kind of picture you can take in any beautiful day; then from an old picture taken in the square on a market day I crop two lovers from behind, hand in hand, turning smiling towards me. I’ll put them standing on the pavement under the Torretta. And then, skimming through, I find Laura on the bicycle… perfect! I’ll put her on the photo of Porta San Giuliano, where I’ll wipe the parked cars off, rebuild the low wall and the parapet and clone the few short marble columns and the decent bricks that are left. In the end, when the censorship of self-criticism and good taste is off, when volumes, perspectives, movements and chromatisms satisfy reddened eyes, here comes the magic touch of artificial intelligence, that turns everything you’ve assembled into a wonderful painting [qui la cosa migliore sarebbe farci un asterisco e a piè pagina "pittura in Italian", sennò non si capisce il gioco di parole], or rather “Pictura”.
I can choose the technique I like, the style, the brush and even the type of bristle, and in a few seconds I have before my eyes the image that I earlier saw only in my mind.
Now, if I want to I can make it better, put it in a frame, print it, hang it on a wall and stare at the eyes of those staring at it. Sometimes, I must admit, I get a bit upset, but other times I just can’t describe what I experience.
I found this metaphor to try to explain:
“My Pictura is a relay for my emotions”
If once you’ve tuned in you take delight of it, know that you’re giving me happiness.

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